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Velo islamico
.....nel corso degli anni la legislazione italiana ha sviluppato una normativa specifica relativa all'abbigliamento in funzione delle esigenze di ordine pubblico, con particolare riferimento all'identificazione delle persone. Durante gli anni di piombo in particolare si è vietato il mascheramento[87]
nel dicembre 2004 una circolare del Dipartimento della Polizia di Stato ha definito il burqa indossato da alcune donne musulmane un "segno esteriore di una tipica fede religiosa" e una "pratica devozionale", escludendolo da quanto previsto dall'articolo 5 della legge 152/1975 che vieta in luogo pubblico di nascondere il proprio volto impedendone il riconoscimento da parte delle forze dell'ordine. La circolare ammonisce, inoltre, che "identificare reiteratamente ogni persona che circoli con il burqa, prima che l'autorità giudiziaria si sia pronunciata sulla sussistenza o meno di un giustificato motivo che escluda il reato, o senza un rilevante interesse pubblico, potrebbe costituire un eccesso non consentito e verrebbe percepito come una inutile vessazione"[88].
il 30 luglio 2005 è approvato il Pacchetto Pisanu per migliorare l'azione di contrasto al terrorismo internazionale che includeva "pene severe per chi circola in pubblico con il volto coperto, che si tratti di casco o di burka"[89], il successivo 15 agosto il tribunale di Treviso ha emesso una sentenza secondo cui se il burqa è indossato per motivi religiosi non è vietato e quindi non è reato[90], posizione peraltro confermata dallo stesso governo nel dicembre dello stesso anno[91]
nell'aprile 2006 la terza sezione penale della Corte di Cassazione di Roma con la sentenza 11919 ha deliberato la legittimità del hijab in quanto "la religione musulmana impone alle credenti" di indossarlo[92].
nel 2007 il Ministro degli Interni Giuliano Amato ha anche affermato che vietare il velo "a priori significa imporre la propria ideologia imperialista"[93].
A questo proposito si ricorda che, diversamente da quanto affermato nella sentenza della Corte di Cassazione e da quanto presuppone la circolare della Polizia di Stato, il Corano chiede il velo ma non ne stabilisce in modo chiaro il tipo. Il suo uso si basa, infatti, sulle Sure 33:59[94] (che chiede alle credenti di indossare il velo per poterle distinguere dalle altre così da non essere molestate dai musulmani) e 24:31[95], variamente interpretata (e tradotta): per alcuni il passaggio essenziale dovrebbe essere reso come "coprire i seni con il velo" per altri come "lasciar scendere il loro velo fin sul petto" ma comunque non si fa cenno alcuno alla necessità di coprire testa e volto o quant'altro se non indirettamente attraverso l'invito a mortificarsi e svelare i propri gioielli solo ai familiari. Assodato che il velo è un simbolo distintivo che le musulmane devono indossare cosicché i musulmani non le molestino[96] (contrariamente a quanto possono fare con le altre donne), relativamente a cosa indossare c'è chi (Gamal al-Banna, Hasan al-Turabi, Samira Munir ed altri musulmani cosiddetti moderati o riformisti) affermano che alle musulmane non è richiesto di coprirsi la testa ma è sufficiente nascondere il petto, altri invece (wahhabiti, Ruhollah Khomeyni, taliban, Fratelli musulmani e fondamentalisti in genere) impongono loro di coprire testa e collo (Hijab), tutto il corpo (chador) o anche il viso (burqa)[97][98].
D'altra parte in diversi paesi arabi indossare il velo è di ostacolo nella ricerca di un lavoro[99] e si sta anche vietando il suo uso per arginare l'assenteismo negli uffici pubblici di molte dipendenti che approfittano dell'anonimato per lasciare il posto di lavoro [100].
A riguardo è da segnalare l'esperimento di una giornalista italiana che nel 2006 ha passato una giornata intera indossando un burqa senza che alcuno la identificasse ("Fino a lasciar passare una donna velata dalla testa ai piedi dove a un uomo con il passamontagna non sarebbe permesso mai"), neppure in un aeroporto.
SOPRATTUTTO EVVIVA COLORO CHE PENSANO POSSIBILE L'INTEGRAZIONE
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